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Febbraio 2020 - Beati i poveri in spirito

Domenica scorsa siamo stati chiamati a confrontarci con la  prima delle otto Beatitudini del Vangelo di Matteo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Una strada sorprendente e uno strano oggetto di beatitudine, la povertà.
Dobbiamo chiederci: che cosa si intende qui con “poveri”? Se Matteo usasse solo questa parola, allora il significato sarebbe semplicemente economico, cioè indicherebbe le persone che hanno pochi o nessun mezzo di sostentamento e necessitano dell’aiuto degli altri.

Ma il Vangelo di Matteo, a differenza di Luca, parla di «poveri in spirito». Che cosa vuol dire? Lo spirito, secondo la Bibbia, è il soffio della vita che Dio ha comunicato ad Adamo; è la nostra dimensione più intima, diciamo la dimensione spirituale, la più intima, quella che ci rende persone umane, il nucleo profondo del nostro essere. Allora i “poveri in spirito” sono coloro che sono e si sentono poveri, mendicanti, nell’intimo del loro essere. Gesù li proclama beati, perché ad essi appartiene il Regno dei cieli.

Quante volte ci è stato detto il contrario! Bisogna essere qualcosa nella vita, essere qualcuno… Bisogna farsi un nome… È da questo che nasce la solitudine e l’infelicità: se io devo essere “qualcuno”, sono in competizione con gli altri e vivo nella preoccupazione ossessiva per il mio ego. Se non accetto di essere povero, prendo in odio tutto ciò che mi ricorda la mia fragilità. Perché questa fragilità impedisce che io divenga una persona importante, un ricco non solo di denaro, ma di fama, di tutto.

Ognuno, davanti a sé stesso, sa bene che, per quanto si dia da fare, resta sempre radicalmente incompleto e vulnerabile. Non c’è trucco che copra questa vulnerabilità. Ognuno di noi è vulnerabile, dentro. Deve vedere dove. Ma come si vive male se si rifiutano i propri limiti! Si vive male. Non si digerisce il limite, è lì. Le persone orgogliose non chiedono aiuto, non possono chiedere aiuto, non gli viene di chiedere aiuto perché devono dimostrarsi auto-sufficienti. E quante di loro hanno bisogno di aiuto, ma l’orgoglio impedisce di chiedere aiuto. E quanto è difficile ammettere un errore e chiedere perdono!

Quando io do qualche consiglio agli sposi novelli, che mi dicono come portare avanti bene il loro matrimonio, io dico loro: “Ci sono tre parole magiche: permesso, grazie, scusa”. Sono parole che vengono dalla povertà di spirito. Non bisogna essere invadenti, ma chiedere permesso: “Ti sembra bene fare questo?”, così c’è dialogo in famiglia, sposa e sposo dialogano. “Tu hai fatto questo per me, grazie ne avevo bisogno”. Poi sempre si fanno degli errori, si scivola: “Scusami”. E di solito, le coppie, i nuovi matrimoni, quelli che sono qui e tanti, mi dicono: “La terza è la più difficile”, chiedere scusa, chiedere perdono. Perché l’orgoglioso non ce la fa. Non può chiedere scusa: sempre ha ragione. Non è povero di spirito. Invece il Signore mai si stanca di perdonare; siamo noi purtroppo che ci stanchiamo di chiedere perdono (cfr Angelus, 17 marzo 2013). La stanchezza di chiedere perdono: questa è una malattia brutta!

Perché è difficile chiedere perdono? Perché umilia la nostra immagine ipocrita. Eppure, vivere cercando di occultare le proprie carenze è faticoso e angosciante. Gesù Cristo ci dice: essere poveri è un’occasione di grazia; e ci mostra la via di uscita da questa fatica. Ci è dato il diritto di essere poveri in spirito, perché questa è la via del Regno di Dio. Ma c’è da ribadire una cosa fondamentale: non dobbiamo trasformarci per diventare poveri in spirito, non dobbiamo fare alcuna trasformazione perché lo siamo già! Siamo poveri, o più chiaro: siamo dei “poveracci” in spirito! Abbiamo bisogno di tutto. Siamo tutti poveri in spirito, siamo mendicanti. È la condizione umana.

Dall'Udienza Generale del 5 Febbraio 2020 - Papa Francesco

 

Nella sezione Calendario le date degli appuntamenti per il mese di febbraio.

La Fraternità OFS San Mauro augura a tutti un buon mese di febbraio!

Francesco d’Assisi ha scoperto il Vangelo come un modo per vivere la vita. Da religiosi, secolari, laici, uomini, donne, ragazzi...

«Ad ognuno dava una regola di vita»... solitamente con queste parole di un biografo di Francesco d’Assisi si spiega la nascita di un Ordine per secolari contemporanea all’avvio del I Ordine per i frati  e alle monache del II Ordine.
Vivere il Vangelo di Gesù sulle orme di Francesco nella quotidianità, non scegliendo una forma di “separazione”, ma “mescolandosi”, impastandosi alla vita di ogni uomo ed ogni donna. Questa l’ambiziosa promessa che i francescani secolari fanno a Dio e alla Chiesa con un atto pubblico.

L'Ordine Francescano Secolare è un Ordine religioso e insieme ai Frati e alle Suore francescane è parte della più ampia Famiglia Francescana, costituita da tutti i cristiani chiamati a seguire Gesù Cristo sulle orme di S.Francesco d'Assisi.
Come tutti i membri di un Ordine religioso, anche i Francescani Secolari professano una Regola che li aiuta a vivere il Vangelo nello stato di vita in cui si trovano, nel matrimonio o nel celibato, nella professione e nell'impegno educativo dei figli, nella vita sociale e politica. La vocazione dei Francescani Secolari è però anzitutto chiamata alla vita fraterna pertanto i membri sono organizzati in Fraternità di vari livelli: internazionale, nazionale, regionale e locale.

La nostra Fraternità ha sede presso il Convento San Mauro dei Frati Minori di Cagliari.

Attualmente la Fraternità è composta da 11 francescani secolari professi e 12 in formazione.

Nel mese di marzo del 2017 la Fraternità ha celebrato il suo Capitolo elettivo.


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